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Financial Times: autoriparatori e assicuratori a rischio estinzione

Durante le feste di Natale, si sa, oltre che a mangiare si ha anche il tempo per oziare. Basta un tablet, un divano e le nostre letture possono spaziare ovunque. Nei giorni che precedevano il Capodanno mi sono imbattuto in un interessantissimo articolo del Financial Times intitolato “Cinque industrie minacciate dalla tecnologia” (l’articolo è in inglese e, se ti interessa, lo trovi qui: Financial Times: five industries under threat from technology). Ho pensato quindi di condividere con voi i contenuti e anche qualche mia considerazione finale.

Dunque, secondo il Financial Times, il quotidiano economico più letto e influente a livello mondiale, cinque industrie (cioè cinque insiemi di imprese che operano in uno specifico mercato) entro 5-10 anni saranno radicalmente trasformate dalla rivoluzione tecnologica. Eccole:

  • le agenzie di viaggio tradizionali
  • i produttori e i distributori di piccoli componenti (per esempio i ricambi auto)
  • gli assicuratori, per il ramo RCA (Responsabilità Civile Autoveicoli)
  • i consulenti finanziari
  • gli autoriparatori

Le agenzie di viaggio tradizionali

La minaccia: i consumatori prenotano sempre di più sulle piattaforme online

Negli ultimi 10 anni questo settore ha già subito pesantemente gli effetti della disintermediazione prodotta dalla semplicità e dalla comodità di siti come TripAdvisor o Booking.com. Moltissime agenzie di viaggio sono già sparite dalle nostre strade e restano poche quelle che riescono ancora a tenere aperti i battenti. Ma anche queste ultime avranno vita breve, perché il trend non si arresterà.

Foto della vetrina di una agenzia viaggi con due clienti anziani che guardano le proposte esposte.

Un’agenzia viaggi tradizionale.

A sorprendere di più, però, nell’articolo, non è certo il destino segnato di queste attività. Colpisce invece la tenacia e la visione delle grandi multinazionali del settore (nell’articolo sono intervistati i CEO di Tui e di Thomas Cook) che, considerate spacciate da tempo, stanno invece investendo e lavorando sodo per sopravvivere e rilanciarsi, trasformandosi e riposizionando la loro attività tradizionale.

Una trasformazione non da poco: da aziende che vendevano pacchetti vacanze attraverso decine di migliaia di agenzie tradizionali sul territorio a veri e propri operatori turistici che ormai dispongono di centinaia di hotel e grandi flotte di aerei da trasporto. Tui, azienda tedesca numero uno al mondo in questo settore, afferma che già oggi il 35% dei suoi utili complessivi è determinato dalla gestione degli alberghi e degli aerei di proprietà. E vuole addirittura andare oltre, puntando a raggiungere il 50% entro i prossimi tre anni.

Anche l’attività tradizionale delle classiche agenzie di viaggio verrà riposizionata: si evolverà concentrandosi in nicchie di mercato più profittevoli perchè meno legate al prezzo. Un esempio? l’organizzazione dei viaggi di nozze o di vacanze complesse e di alto valore come potrebbe essere un safari di qualità. Il resto verrà lasciato intermediare alle piattaforme online.

Produttori e distributori di piccoli componenti

Minaccia: la diffusione delle stampanti 3D per produrre oggetti

Così come tutti conveniamo sul fatto che sia più semplice ordinare e stampare a casa un biglietto per un viaggio in treno o per un concerto piuttosto che doverlo andare a ritirare in agenzia, anche le aziende scopriranno presto che le stesse considerazioni valgono per i pezzi di ricambio, le attrezzature e gli strumenti elettronici.

Fotografia di una stampante 3D che stampa un oggetto

Un esempio di stampante 3D

L’esplosione delle stampanti 3D scuoterà intere filiere di fornitura, permettendo alle aziende di stampare direttamente in azienda quello che serve piuttosto che ordinarlo e riceverlo da fornitori lontani.

Bosch Rexroth (una azienda del Gruppo Bosch) stima che fra 5 – 10 anni il 40% circa degli strumenti di produzione che utilizza potranno essere stampati in casa invece che comprati all’esterno.

Foto con turbine in metallo di diverse dimensioni prodotte da una stampante 3D

Alcune turbine in metallo stampate in 3D

“Se consideriamo i pezzi di ricambio di veicoli o di motori di una certa età, prototipi per nuovi prodotti o oggetti prodotti in piccole produzioni, la stampa 3D è destinata a fare la differenza,” sostiene il direttore dei processi di sviluppo della produzione in Bosch Rexroth.

Bosch sta già stampando oggetti per la creazione di prototipi che prima non sarebbero stati realizzabili per gli alti costi o perché sarebbero stati necessari tempi molto lunghi per la loro produzione.

L’uso delle stampanti 3D già oggi va ben oltre la produzione di oggetti semplici: vi sono aziende che stampano circuiti elettronici multi-strato, riducendo costi e accelerando notevolmente i tempi di sviluppo degli oggetti. Vi sono addirittura stampanti speciali capaci di “stampare sé stesse”, cioè almeno la metà dei propri stessi componenti.

Assicurazioni di Responsabilità Civile Autoveicoli

Minaccia: le auto a guida autonoma e la riduzione degli incidenti

Nel prossimo futuro sarà la norma vedere veicoli a guida autonoma che fanno salire e scendere i passeggeri trasportandoli da un luogo ad un altro. Le auto sulle strade saranno sensibilmente di meno, così come gli incidenti.

Un modulo di Constatazione Amichevole di Indicente con due modellini di auto che si scontrano

Fra qualche anno il modulo CAI potrebbe diventare un lontano ricordo…

Il settore assicurativo a livello globale vale oggi 260 miliardi di dollari in premi e 17 miliardi di profitti (fonte: Morgan Stanley e Boston Consulting Group). Le nuove tecnologie minacciano pesantemente il settore:

  • meno auto e meno incidenti significano una stima di una riduzione dell’80% di questo giro d’affari entro il 2040.
  • le assicurazioni potranno essere contratte direttamente dalle aziende (costruttori di veicoli, noleggiatori, ecc.) piuttosto che dai singoli consumatori
  • costruttori e aziende tecnologiche sanno interpretare i dati forniti dai veicoli meglio di qualsiasi assicuratore: saranno presto in condizione di vendere direttamente polizze RCA valutando direttamente e prevenendo i rischi.
Concept car di auto elettrica a guida autonoma

Concept car di auto elettrica a guida autonoma

Gli assicuratori cercano di consolarsi sostenendo che nel breve termine emergeranno due fenomeni che potranno aiutare a contenere la riduzione del loro fatturato:

  • la crescente quantità di tecnologia con cui sono costruite le auto le rende sempre meno semplici da riparare e quindi determinerà un incremento del costo delle polizze
  • e la possibilità che si renda necessario coprire rischi diversi dagli attuali

Un po’ pochino, aggiungo io, come vision per il futuro del settore.

Un esperto del settore assicurativo della società di consulenza KPMG sostiene che i gruppi assicurativi attualmente chiacchierano molto di questi scenari, ma che nella pratica stanno investendo molto poco in tecnologie o in partnership per rispondere concretamente alla minaccia rappresentata dall’iper attivismo dei costruttori e dalle altre aziende ad alta intensità tecnologica.

Consulenti finanziari

Minaccia: la diffusione di strumenti “automatici” online di analisi finanziaria e regolamentazioni sempre più severe

Gli scandali e i disastri finanziari degli ultimi anni hanno lasciato il segno non solo nelle nostre economie personali ma anche nei regolamenti da rispettare per poter fornire oggi consulenza finanziaria ai privati. Un po’ come avvenuto per le agenzie viaggi 10 anni fa, si stanno moltiplicando anche in questo settore strumenti online che funzionano senza intervento umano in grado di sostituire – a basso costo e limitando i conflitti di interesse – le consulenze finanziarie degli specialisti.

I risparmiatori che utilizzano direttamente questi servizi online – senza rivolgersi a un consulente – sono ormai i due terzi del totale: una enormità.

Inutile dire che il numero dei consulenti finanziari si sta contraendo in tutto il mondo e che tutte le principali banche hanno capito perfettamente l’opportunità rappresentate da questi nuovi servizi online e stanno sviluppando direttamente piattaforme proprietarie.

Meccanici

Minaccia: la diffusione dei veicoli elettrici

Lo chassis e il motore di una Tesla Model S

Lo chassis e il motore di una Tesla Model S (2013)

I veicoli elettrici riscuotono il (per ora teorico) favore del pubblico soprattutto per il basso costo di percorrenza chilometrica promessa e per la loro ecologicità percepita. Ma gli automobilisti che acquisteranno progressivamente i veicoli elettrici si accorgeranno presto di un ulteriore grande vantaggio: sotto il cofano c’è un motore costituito da pochissimi componenti che per di più quasi non sono soggetti a usura. Ne consegue che la manutenzione necessaria per questi motori è estremamente contenuta.

Il motore elettrico di una Dodge

Il motore elettrico di un prototipo Dodge

Niente a che vedere con la manutenzione ordinaria e straordinaria richiesta dagli attuali motori a benzina o a gasolio. Il passaggio da un circolante costituito esclusivamente da questo tipo di veicoli a uno che di baserà progressivamente su veicoli a batterie nei prossimi anni abbatterà drasticamente il numero di officine necessarie per la sua manutenzione.

Volkswagen stima che la sua produzione nel 2025 sarà costituita per il 25% da veicoli elettrici. Ecco perché sta preparandosi a formare 7.000 dei suoi ingegneri trasformandoli in esperti di queste tematiche.

Noleggiatori automobilistici

L’articolo si chiude con una chiosa dedicata al business dei noleggiatori di auto. Come per le cinque industrie appena menzionate, anche questo settore si appresta ad affrontare nuove e insidiosissime sfide al proprio business model portate da nuovi player come Uber, le aziende di Car Sharing o gli stessi costruttori di auto che già oggi stanno cominciando a provare a cambiare le regole del gioco.

Affittare un’auto da un operatore tradizionale implica ancora oggi, dopo essere scesi da un treno o da un aereo, la necessità di mettersi in coda al banco dell’operatore per espletare tutte le indispensabili formalità burocratiche. Attività tanto noiose quanto time-consuming.

Attese sconosciute a chi, con qualche click su una App, chiama un’auto con autista di Uber o prende a noleggio per pochi chilometri un veicolo di una flotta in sharing. Ragioni sufficienti per spingere società come Europcar (numero uno in Europa) e molte altre aziende concorrenti a investire in numerosi progetti ad alto tasso di tecnologia per rispondere adeguatamente alle sfide.

Le mie considerazioni rispetto all’articolo

  • Il mondo dell’auto è una delle industrie su cui la rivoluzione industriale in corso impatterà di più

Su sei industrie (includendo il riferimento finale all’autonoleggio) definite dal Financial Times “a rischio di estinzione”, tre (RCA, meccanici e rent-a-car), sono direttamente correlate al mondo dell’auto.

Segno evidente che se le ondate tecnologiche che nei decenni passati hanno determinato la trasformazione di interi settori ma hanno miracolosamente lasciato indenne il mondo che ruota attorno alle automobili, adesso è chiaramente arrivato il suo turno.

  • La maggioranza delle industrie automotive non sono abituate a gestire il cambiamento e quindi ne saranno travolte

A differenza delle altre tre industrie menzionate dall’articolo (Viaggi, Produzione e Distribuzione di piccoli oggetti, Servizi finanziari) che stanno reagendo con investimenti, alleanze e progetti al cambiamento portato dalla rivoluzione industriale 4.0, l’articolo conferma che le aziende legate all’automotive sono come minimo meno reattive.

Fanno eccezione i costruttori che, anzi, hanno intravisto in questa rivoluzione l’opportunità di ridisegnare a loro esclusivo vantaggio il loro modello di business estendendolo a settori in cui fino ad oggi era impensabile immaginare di operare: in primis la RCA, ma anche la gestione integrata dei bisogni di mobilità degli automobilisti (noleggio, sharing/pay per use dei veicoli, gestione diretta della manutenzione).

In particolare, secondo il Financial Times, l’industria assicurativa e (soprattutto) quella delle autofficine pagheranno molto cara la loro congenita scarsissima capacità di saper leggere l’evoluzione dei bisogni della domanda e quindi a innovare i propri servizi. E’ probabile che in futuro la storia di questi due settori sarà studiata utilizzando l’analogia con l’estinzione del Dodo (clicca qui) alla fine del 1600.

  • Se i meccanici se la passano male, per le carrozzerie potrebbe andare anche peggio

Se è vero, come è vero, che con un parco circolante connesso e a guida autonoma il numero degli incidenti si ridurrà drasticamente, allora anche le carrozzerie incapaci di adeguare la propria organizzazione si troveranno presto in grave difficoltà. Inoltre, il peso del costo del personale, degli ammortamenti delle strutture e delle attrezzature, potrebbe spingerle fuori dal mercato ancora più velocemente di quanto potrebbe avvenire per i meccanici.

Come è emerso con chiarezza durante il forum organizzato da Autopromotec a giugno 2016 e dedicato alle Officine 4.0 (Clicca qui e leggi le mie considerazioni su questo incontro), il futuro dell’autoriparazione – non fra 20 anni, ma al massimo fra 5 – passerà anche attraverso la capacità di fornire in un solo posto tutti i servizi autoriparativi: meccanica, carrozzeria e gommista.

Oggettivamente le carrozzerie, come categoria, si trovano teoricamente in vantaggio rispetto alle altre categorie di autoriparatori nel poter offrire tutti i servizi sotto uno stesso tetto.

Internet delle cose, trasparenza assoluta e soddisfazione della clientela

Una fotografia di una piccola officina sporca e disorganizzata

In Italia sono ancora moltissime le officine che si presentano così: non potranno durare molto se non cambiano radicalmente – magari unendo le forze con altri colleghi.

Ogni pezzo dell’auto, ogni automobilista, ogni autoriparatore, ogni proprietario del veicolo (che coinciderà sempre di meno con l’utente trasportato) saranno connessi in tempo reale tra di loro: questa è l’Internet of things – l’Internet delle cose.

La qualità e la trasparenza del servizio autoriparativo dovrà essere assoluta e costante. I servizi autoriparativi come li conosciamo oggi (spesso approssimativi, spesso in nero, con il prezzo quasi mai realmente collegato con il vero valore erogato, le officine spesso più simili a dei pollai che a delle strutture professionali destinate a erogare servizi da centinaia di euro cadauno, ecc.) dovranno cambiare completamente pelle – o le aziende dovranno rassegnarsi a scomparire velocemente.

Ricapitolando, come dovrà essere organizzata una officina 4.0 fra 5-10 anni?

  • dovrà garantire servizi a 360 gradi investendo in tecnologia e formazione per aumentare la qualità e l’efficienza dei suoi processi. Questo potrà essere fatto più agevolmente unendo le forze e le competenze con altri colleghi sul territorio.
  • dovrà garantire operatività 7 giorni su 7, con orari di servizio estesi (le auto in sharing e a guida autonoma di giorno lavorano, solo la notte possono fermarsi per un pit-stop senza perdere denaro)
  • dovrà essere attentissima a massimizzare la soddisfazione dei propri clienti (i proprietari dei veicoli – costruttori, noleggiatori, aziende tecnologiche, ecc. – misureranno nel dettaglio ogni aspetto dell’intervento: cosa è stato fatto e cosa no, quali ricambi sono stati montati, quanto è durato l’intervento, quanto sono state rispettate le tempistiche, ecc.)
  • la trasparenza assoluta non sarà un optional attraverso cui distinguersi, ma un prerequisito per poter restare sul mercato

Ma come farsi trovare ancora aperti fra 5-10 anni?

I cambiamenti elencato sopra richiedono tempo, ma per arrivarci non c’è da perdere tempo. Se sei un autoriparatore, la mia personale raccomandazione è quella di smettere di sperare che il cambiamento non ti riguardi. Ti riguarda, eccome.

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Non sei d’accordo? Ci fa piacere sapere come la pensi!

Queste sono le prime considerazioni che mi sono venute leggendo l’articolo del Financial Times. Non c’è dubbio che tu possa avere opinioni diverse e che alle mie considerazioni se ne possano aggiungere molte altre. Se hai voglia di dire la tua, per me è sempre un piacere sapere come la pensi: aggiungi un tuo commento qui sotto!

 

Daniele Rozzoni

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Financial Times: autoriparatori e assicuratori a rischio estinzione
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Un intervento su “Financial Times: autoriparatori e assicuratori a rischio estinzione

  1. Stefano

    Caro Daniele non posso che condividere punto per punto le tue osservazioni…..spero di essere uno di quei riparatori che rimarranno aperti. Solo che non saremo ne carrozzieri ne meccatronici o gommisti…ma saremo degli informatici. Per cui più ci sbrigjiamo ad acquisire competenze e meglio sara

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